«Drin Drin» diventa partito: Forchielli e Boldrin in campo per il Terzo polo

Innovazione e giovani: l’obiettivo è una federazione con Azione e Più Europa

Un Paese che investe sul futuro, e quindi sull’innovazione e sui giovani, saldamente ancorato all’Europa e che crede in chi lavora, produce e investe per arrestare un declino ormai ultra-decennale. Un “Paese normale”, insomma, per parafrasare un Massimo D’Alema d’altri tempi. «La nostra proposta è il coraggio dell’ovvio: soluzioni pragmatiche per risollevare il tessuto economico italiano», dice l’imprenditore Alberto Forchielli, che assieme all’economista Michele Boldrin ha creato il movimento Drin Drin che si appresta a diventare un vero e proprio partito. L’appuntamento è per il 12 aprile a Bologna con l’evento che aprirà la fase congressuale dal titolo “Sveglia! Verso il congresso”.

Innovazione e concorrenza sono al centro della proposta politica di Forchielli e Boldrin. Ecco alcune delle proposte: «Per ristabilire la concorrenza che crea innovazione – si legge nella bozza di programma – abbiamo bisogno di radicali riforme che generino incentivi a innovare, non bonus, rendite e sussidi. Per riformare servono competenza e pragmatismo in luogo della retorica, della demagogia e dell’immobilismo degli ultimi 40 anni. Obiettivi chiave sono: semplificare l’avviamento e la gestione d’impresa; una fiscalità competitiva con il resto del mondo; contrattazione decentrata a livello aziendale; un sistema finanziario aperto e dinamico; una giustizia civile efficiente ed infine, ultimo ma non meno importante; un settore universitario e della ricerca allacciato al sistema delle imprese».

Le assonanze con Azione di Carlo Calenda sono forti, a partire dal si al nucleare che i fondatori di Drin Drin estendono anche alla Difesa («l’Italia deve contribuire attivamente aumentando la propria spesa in armamenti, dotandosi anche di un sistema di deterrenza nucleare autonomo, in linea con le maggiori potenze europee») e dal collocamento internazionale: sì al ReArmEu, sì all’Europa federale, sì alla difesa dello stato di diritto e delle democrazie liberali contro le autocrazie.

E proprio ad Azione, così come ai radicali di Più Europa, guardano Forchielli e Boldrin in vista delle politiche del 2027: l’idea è quella di dar vita alla federazione di un novello Terzo polo dopo il fallimento di quello tentato dallo stesso Calenda assieme a Matteo Renzi nel 2022 e che prese quasi l’8%. Né con il centrodestra a guida meloniana né con il centrosinistra di Schlein e Conte, dunque. Lo spazio c’è, secondo i proponenti, e va ricercato nella vasta area dell’astensione: «Con la politica dominata da populismi e da un centro politico al momento poco efficace, l’astensionismo è al massimo storico. Una maggioranza silenziosa non si sente rappresentata e non sa chi votare». La collocazione al centro è d’altra parte quasi naturale, per «somma algebrica»: «Con scelte radicali sia di destra, su politiche che questa destra non intraprende, come rendere le pensioni sostenibili, riformare la pubblica amministrazione con meritocrazia ed efficienza, rendere la fiscalità equa – anche nella riscossione – sollevando imprese e lavoro, investire in energie sostenibili, compreso il nucleare, e sostenere il riarmo Europeo per contare come Unione di fronte alla perdita di ruolo della Nato. Ma anche con scelte di sinistra, come difendere lo stato di diritto proprio delle democrazie Europee e dell’occidente, che tutela anche i deboli, le donne e la sanità universale, contro la legge del più forte che il nuovo corso di Trump sta imponendo internazionalmente, e a favore di un’immigrazione legale e integrata».

Ma chi farà il leader? Né Forchielli né Boldrin, che già nel 2012 aveva tentato l’avventura politica con la lista “Fare per fermare il declino”, si candidano alla guida del futuro partito politico: la leadership emergerà nel giro di un anno – spiegano – partendo dal basso. In sei mesi gli iscritti sono già quasi 11mila, 2mila dei quali sono italiani residenti all’estero: l’80 per cento di loro ha meno di 45 anni, ed è appunto a una leadership giovane che si lavora. Sempre che i vari leader o aspiranti tali del campo centrista lo permettano, ma questa è già un’altra storia.

L’articolo di Emilia Patta pubblicato su Il Sole 24 ore